A sostenere questi sforzi c’è SVIMAR presieduta da Giacomo Rosa, insieme a 27 atenei italiani.
Il presidente Giacomo Rosa della SVIMAR è il leader di questo movimento contro lo spopolamento delle regionali meridionali (Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Campania, Calabria). E’ in corso da alcuni anni una crociata per scuotere dal torpore l’opinione pubblica e sensibilizzare le istituzioni nazionali ad un cambio di rotta.
Le aree interne d’Italia, fa sapere con un comunicato stampa Giacomo Rosa, non si spengono, nonostante l’abbandono e l’isolamento che troppo spesso le condannano all’oblio. Resistono e, anzi, rilanciano. A tenerle in vita sono i sindaci: amministratori coraggiosi, determinati a combattere lo spopolamento e a ridare dignità ai piccoli Comuni. Un esercito silenzioso che ogni giorno lavora sul campo, dalla Campania alla Basilicata, per costruire un futuro possibile.
Venerdì scorso, a Magliano Vetere, nel cuore del Cilento; il giorno prima a Casalbore, tra Irpinia e Sannio; oggi a Grassano, in Basilicata, regione in cui lo spopolamento ha raggiunto numeri impressionanti.
Un viaggio che si ripete quotidianamente in centinaia di Comuni, dove si organizzano incontri, dibattiti, si raccolgono idee e nascono progetti concreti e innovativi, con un solo obiettivo: arginare l’emorragia demografica e restituire centralità a territori dimenticati.
Un’alleanza strategica tra amministrazioni locali, mondo accademico e società civile che punta a fare rete, fare sistema, e dimostrare che un altro modello di sviluppo è possibile.
Tra i protagonisti di questo risveglio delle aree interne spiccano nomi come Adriano Piano, Emilio Salvatore e Filippo Luberto, affiancati da decine di sindaci che hanno fatto della resilienza un valore amministrativo. Per il loro impegno, il prossimo 16 settembre, a Roma, riceveranno il prestigioso Premio San Giovanni Paolo II.
A promuovere e organizzare l’evento è il giornalista Nino Capobianco, ideatore dell’iniziativa che gode dell’alto patrocinio del Vaticano e della Regione Lazio.
Il messaggio è chiaro: non ci sarà nulla di regalato, ma con determinazione, visione e cooperazione, le aree interne potranno ancora scrivere il proprio futuro. Perché, come sottolineano molti amministratori locali: “Nessuno ci darà nulla, ma insieme ce la faremo”.